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10 ottobre 2011 / francesco

Francia, primarie PS: Montebourg, il vero vincitore

[UPDATE ore 23 – Montebourg non “si è dichiarato”. Nel suo intervento televisivo, questa sera, si è detto intenzionato a domandare ai due candidati al ballottaggio impegni scritti su alcuni temi specifichi, da indicare in uno scambio epistolare pubblico, a futura memoria potremmo dire. Vuole sapere cosa pensano della “messa sotto tutela della finanza, del protezionismo europeo, che io difendo, della lotta contro la corruzione”. Non ha escluso la possibilità di non dare alcuna indicazione di voto, poiché Hollande e Aubry sarebbero “due facce di una stessa medaglia”, in sostanza espressione della stessa linea adottata dal partito socialista francese negli ultimi 20 anni. La cosa si fa più interessante.]

L’appuntamento è per stasera alle 20, quando nel corso del telegiornale di France 2, Arnaud Montebourg dovrà sciogliere la riserva e dire chi sosterrà al secondo turno delle primarie del Partito socialista, domenica 16 ottobre.

È lui, con il suo 17% di consensi raggranellato al primo turno di ieri, l’arbitro del match tra François Hollande e Martine Aubry. Il deputato della Corréze, ed ex marito della grande sconfitta Ségolène Royal, ha raccolto il 39% delle preferenze, mentre l’Aubry, attuale segretario del partito, si è fermata al 31%.

Negli ultimi sondaggi, Montebourg era dato in ascesa, ma nessuno si sarebbe aspettato un exploit del genere. 10 punti percentuali di distacco tra la Royal(misero il suo 7%) e il suo ex portavoce nella campagna per le presidenziali del 2007. L’esperienze degli ultimi anni, dall’Italia agli Stati Uniti, ci hanno insegnato che in politica non si torna a puntare due volte su di un cavallo perdente: sulla Royal ha pesato la sconfitta contro Nicolas Sarkozy.

Dando per buono il dato diffuso dalla autorità predisposta al controllo delle operazioni di voto e scrutinio (Haute Autorité des Primaires citoyennes), sui 2,5 milioni di votanti (intorno al 4% dell’elettorato, più di quanto sperato, ma meno rispetto a esperienza analoghe in Italia e Grecia), circa 425.000 persone (il 17%) hanno scelto le idee di questo avvocato 48enne di lontane origini algerine. Tra le proposte del candidato espressione della sinistra del partito: lamessa sotto tutela delle banche (leggi: nazionalizzazione), una nuova forma di protezionismo “industriale, sociale ed ecologico” europeo, un netto sostegno all’economia di tipo cooperativo e la fondazione della VI Repubblica attraverso la riscrittura della Costituzione. Il deputato del dipartimento della Saona e Loira ha più volte rimarcato il suo “no” al referendum per la Costituzione europea del 2005. Insomma, idee non prettamente confacenti alla linea del partito, comunque europeista e liberista in economia.

Da ieri è cominciato il “corteggiamento” da parte dei due contendenti. Da entrambi gli staff sono partite le prime aperture, e l’accento è stato posto sui possibili punti in comune con Montebourg. Per Pierre Moscovici, “Si tratta di capire cosa Montebourg abbia portato realmente: un’esigenza repubblicana di rinnovamento in politica e un reindirizzamento della costruzione europea”. Il coordinatore della campagna di Hollande ha parlato anche della “lotta contro la delocalizzazione”, altro tema caro al candidato più “radicale”.

Più probabile, sulla carta, l’accordo con la Aubry, che in campagna elettorale ha marcato la sua distanza da quella che ha definito la “sinistra molle” di Hollande. L’ex primo ministro Laurent Fabius, sostenitore del sindaco di Lille, ha sottolineato la “compatibilità” tra i due. L’Aubry può vantare l’esperienza a fine anni ’90 con il governo di Lionel Jospin. Era lei il ministro del Lavoro e della Solidarietà quando vennero approvate le 35 ore lavorative settimanali e laCopertura sanitaria universale. Misure amate dal popolo della sinistra meno sedotta dalle sirene della Terza Via blairiana, cara invece a quello che potremmo definire il Walter Veltroni francese (in virtù anche di una certa somiglianza fisica): Hollande per l’appunto.

L’Aubry ha guadagnato anche il voto di Dominique Strauss-Kahn. L’ex presidente del Fondo Monetario Internazionale, nonché ex papabile alla candidatura per le presidenziali, ha rivelato la sua scelta ai cronisti, uscendo dal seggio di Sarcelles nel dipartimento della Val d’Oise, dove risulta ancora inscritto nelle liste elettorali.

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