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27 luglio 2017 / francesco

I ragazzi del Galilei ai mondiali di robotica (video)

I ragazzi del Galilei ai mondiali di robotica (video)

Guarda il video su Corriere.it

C’è da calibrare la videocamera per far capire al robot i colori che delimitano le sponde del campo da calcio, attivare la comunicazione bluetooth tra attaccante e difensore, sistemare ancora qualche ingranaggio. I ragazzi del team S.P.Q.R., neodiplomati, non hanno ancora voglia di lasciare il laboratorio di robotica dell’antico e prestigioso Istituto Tecnico Industriale “Galileo Galilei”di Roma, a due passi da Piazza Vittorio.

Sono al lavoro per ultimare i robot che parteciperanno ai mondiali di Nagoya, in Giappone, dal 27 al 30 luglio. Gareggeranno nel categoria light weight: piccoli concentrati di tecnologia basati su microcontrollori Arduino pesanti al massimo 1 chilogrammo e cento, programmati per partecipare ad una partita di calcio. In squadra sono in due, attaccante e difensore: il primo programmato per portare la palla in porta, il secondo per spazzare in fallo laterale. Entrambi individuano il segnale infrarosso emesso dalla sfera.

La S.P.Q.R. parte in Giappone in forza della sua vittoria alla RomeCup 2017 in marzo, competizione annuale che porta nella capitale l’eccellenza della robotica. In Italia, nella loro categoria sono la squadra da battere. E anche a livello mondiale sono temibili: hanno trionfato nel 2014 e nel 2015, in Cina e Brasile, mentre l’anno scorso in Germania si sono piazzati al sesto posto.

Il laboratorio di robotica dell’ITIS Galilei coinvolge annualmente una ventina di ragazzi del triennio di automazione. Gli studenti governano tutto il processo di progettazione e realizzazione sia hardware che software, fino a realizzare alcuni componenti come i supporti in plastica e le ruote utilizzando una stampante 3d e una fresa a controllo numerico. Il progetto è portato avanti grazie all’investimento della scuola e all’impegno di alcuni appassionati docenti. I risultati sono importanti, ma si potrebbe fare ancora meglio se ci fosse qualche azienda sponsor interessata ad investire su quelli che saranno, di certo, ricercati professionisti nell’immediato futuro. Come avviene, ad esempio, in Germania.

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