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30 giugno 2013 / francesco

Datagate: qualche domanda a Michele Serra e ai suoi fan “di sinistra”

L’ennesimo arroccamento di Michele Serra su posizioni che Lorenzo Guadagnucci definisce, giustamente, reazionarie, è L’amaca dello scorso 25 giugno. Pur leggendo abbastanza regolarmente Repubblica, è quella una rubrica che non seguo e Serra si ostina a fornirmi argomenti validi per continuare a non farlo. Anche lui, ormai, è visto da molti suoi ammiratori come una “grande firma” che non sbaglia mai un colpo. A me, invece, sembra che stia perdendo gran parte del suo acume a favore di uno scontato perbenismo ammantato di “caustico” sarcasmo.

L’ultima amaca che ricordo è quella che conteneva l’anatema dell’ex fondatore di Cuore contro Twitter. Un altro “svarione”, per usare un eufemismo. Ma se in quel caso Serra denotava la  consapevole volontà di semplificare e banalizzare un fenomeno complesso come Twitter, a partire dall’analisi di uno solo dei suoi possibili utilizzi – il commento live di un programma televisivo – nel caso di Edward Snowden e del cosiddetto Datagate c’è qualcosa in più. In queso caso, la conoscenza approssimativa di un fenomeno si trasforma esplicitamente nell’adesione ad una specifica visione politica. Meglio: del ruolo della politica, delle prerogative del governo, del rapporto tra libertà individuali e ingerenze statali.

Questo, il contenuto della rubrica del 25 giugno (via Triskel182):

Difficile dire se lo spione pentito Edward Snowden, in fuga per i cieli del mondo, mi susciti solidarietà oppure ostilità.
Il problema è che non ho capito esattamente chi è. Cioè che cosa egli pensi – al di là di un condivisibile anelito in favore della libertà personale insidiata dalla pervasività dei controlli – dei vincoli sociali nel loro complesso; dei doveri che abbiamo nei confronti della comunità di appartenenza; e soprattutto di quel monopolio statale del potere (anche del potere di controllo) che, per quanto sgradevole e spesso tracimante, è stato un passo di civiltà decisivo nella storia umana. Se essere sorvegliati è sempre sgradevole, essere sorvegliati dallo Stato è meglio che essere sorvegliati dalla Mafia, e le strade pattugliate dalla polizia fanno meno paura (almeno a me) delle strade percorse da criminali o da bombaroli.
Il sospetto è che Snowden – tutti gli Snowden – non si pongano questo problema. Non si pongano – cioè – il problema della politica, se non nella sua sottospecie “nessuno osi interferire nella mia vita”. Sono bravissimi a dire Io, e dell’individuo hanno fatto un tempio. Ma a quali nuovi equilibri (e dunque a quali nuovi poteri) essi affidino la tutela della libertà, l’esercizio della legge, la repressione dell’odio e della violenza, non è davvero chiaro. Speriamo lo sia a loro: perché hanno vent’anni, e noi non li avremo mai più.

In sostanza, per Serra la sorveglianza è un male necessario e quelli come Snowden sono degli ingenui utopisti, le cui argomentazioni non potrebbero reggere il confronto con la realtà di un mondo in cui, senza un controllo governativo necessariamente pervasivo, le strade sarebbero presidiate dai terroristi. Insomma, non vuoi che la Nsa legga le tue mail? Allora sei amico dei bombaroli…
Volendo poi portare alle estreme conseguenze la logica di Serra, in nome del monopolio della forza in capo allo Stato, dovremmo di buon grado accettare la più brutale repressione del dissenso. Perché, in fondo, meglio la manganellata di un poliziotto – “per quanto sgradevole e spesso tracimante” – che la lupara di un mafioso.

Al di là delle provocazioni, se ne avessi la possibilità, farei alcune domande a Michele Serra, e ai suoi numerosi estimatori che si considerano “progressisti”.

  1. Cosa pensano del Protect America Act che consente la raccolta delle informazioni sulle comunicazioni elettroniche da e verso gli Stati Uniti – quello che in pratica fa Prism -senza la necessità di alcun mandato giudiziario e in accordo con tutte le principali aziende del Web?
  2. Cosa pensano del fatto che non è dato saper per quanto tempo la National security agency potrà conservare i dati – tra i quali anche e-mail e conversazioni private di cittadini statunitensi e non – raccolti accedendo direttamente ai cavi in fibra ottica che entrano ed escono dagli Stati Uniti?
  3. Cosa pensano del fatto che i “metadati” (durata, localizzazione geografica etc.) raccolti dall’Nsa relativi alle comunicazioni telefoniche dei clienti di alcune tra le più grandi compagnie telefoniche statunitensi (Verizon, At&T, Sprint) – tutti e non soltanto quelli sospettati di terrorismo – potrebbero rilevare informazioni sensibili come lo stato di salute, la religione o le convinzioni politiche?
  4. Cosa pensano degli utilizzi futuri che un governo di qualsiasi orientamento potrebbe fare di quell’enorme mole di dati?
  5. Cosa pensano del fatto che, secondo alcuni analisti, la Nsa sia andata ben oltre le sue prerogative, confliggendo probabilmente con la Costituzione?

E ancora:

  1. Cosa pensano del principio – sancito anche all’articolo 15 della nostra Costituzione – dell’inviolabilità della segretezza della corrispondenza e di ogni altra comunicazione personale?
  2. Fino a che punto,  in nome della sicurezza, può essere giustificata la pervasività della sorveglianza governativa?
  3. E’ giusto che ci sia una sfera privata – inviolabile in quanto tale – che possa mettere il cittadino al riparo di possibili discriminazioni o ricatti da parte del potere statale, oggi così come in futuro?

Non so quali siano le reali motivazioni che hanno guidato Snowden. Ma è innegabile che senza Snowden e il lavoro del Guardian e del Washington Post, non avremmo saputo nulla di tutto. O forse tutto ciò non avrebbe ottenuto la visibilità che merita e magari sarebbe rimasto confinato alla discussione tra esperti.

Spero – ma non so fiducioso – che questo ennesimo scandalo accelleri, nelle sedi competenti, il processo di elaborazione di uno nuovo frame legislativo in sede internazionale che sappia contemplare un giusto equilibrio tra diritto alla sicurezza e privacy, e allo stesso tempo tra segretezza dell’azione governativa e trasparenza del potere. Le ultime notizie (se confermate) sul ruolo dell’Europa e dell’Italia non fanno che aumentare questa esigenza.
Io sono di questo avviso. Spero che lo sia anche Michele Serra. Ma, soprattutto, spero che lo siano le migliaia di italiani che leggono quotidianamente la sua rubrica.

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