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19 febbraio 2013 / francesco

Una firma per dare un nome alla tortura

In Italia in un passato non troppo remoto, così come in anni più recenti, si sono verificati episodi di tortura o di trattamenti disumani e degradanti. Due casi su tutti, acclarati dalle testimonianze dei responsabili o desumibili dagli atti dei processi. Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni’80 le torture ai danni dei brigatisti, come nel caso degli imputati del sequestro del generale americano James Lee Dozier.  Alcuni dei funzionari di polizia all’epoca coinvolti, hanno ammesso pestaggi e sevizie. Pratiche che al tempo, quello della lotta armata su scala europea, erano diffuse anche in altri paesi e non è un caso se pochi anni dopo sia nato il Comitato di prevenzione della tortura, organismo indipendente che fa capo al Consiglio d’Europa e che è dotato del potere di ispezionare come e quando vuole i luoghi di privazione della libertà.
Ma non serve andare così indietro nel tempo: nel 2010, nelle motivazioni della condanna in secondo grado per le violenze avvenute nella Caserma di Bolzaneto nel luglio 2001, si fa esplicito riferimento ad azioni “che rientrano concettualmente nella definizione di tortura”. Ma i reati contestati furono, necessariamente, di minore gravità. Tra gli innumerevoli capi d’accusa, anche lesioni personali gravi, violenza privata, percosse. Per quasi tutti, al momento della sentenza d’appello erano già decorsi i termini per la prescrizione.

Nel 1987, l’Italia ha ratificato la Convenzione Onu contro la tortura, presentata a New York tre anni prima. All’articolo 4, si legge: “Ogni Stato Parte provvede affinché qualsiasi atto di tortura costituisca un reato a
tenore del suo diritto penale”. L’Italia da venticinque anni disattende tale obbligo, poiché non ha ancora introdotto uno specifico reato che vada a punire le azioni che danno luogo a tortura
Per porre fine a questa violazione del diritto internazionale, un cartello di associazioni guidate da Antigone, ha presentato una proposta di legge di iniziativa popolare. Una testo “snello” (due soli articoli) che ripropone la definizione di tortura così come prevista nella Convenzione di New York.

Art. 1. Dopo l’articolo 608 del codice penale è inserito il seguente: «Art. 608-bis. – (Tortura) – Il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che infligge ad una persona, con qualsiasi atto, lesioni o sofferenze, fisiche o mentali, al fine di ottenere segnatamente da essa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un atto che essa o una terza persona ha commesso o è sospettata di aver commesso, di intimorirla o di far pressione su di lei o su di una terza persona, o per qualsiasi altro motivo fondato su ragioni di discriminazione, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. La pena è aumentata se ne deriva una lesione personale. È raddoppiata se ne deriva la morte.

L’articolo 2 vieterebbe al Governo italiano di concedere l’immunità diplomatica ad un cittadino straniero condannato per tortura, imponendone dunque l’estradizione. Si tratterebbe, chiaramente, di un reato non prescrivibile, con pene realmente commisurate alla gravità delle condotte contestate. Un deterrente per comportamenti che oggi si consumano nella sicurezza che, male che vada, bisognerà risarcire. Bolzaneto insegna che i modi per evitare il carcere ci sono.

Da qualche giorno è cominciata la raccolta firme: ne servono 50.000. Tutte le informazioni per partecipare sono reperibili sul sito di Antigone.

La raccolta firme riguarda anche altre due proposte di legge di iniziativa popolare che riguardano le carceri e le droghe. Nel primo caso, la proposta di legge mira ad incidere sul problema del sovraffollamento, puntando sulle misure alternative alla carcerazione e intervenendo sulla normativa della recidiva. Inoltre, la proposta prevede l’istituzione di un Garante nazionale dei diritti dei detenuti e l’abrogazione del reato di clandestinità (ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato italiano). La terza proposta, strettamente correalata alla precedente, riguarda le droghe e prevede la depenalizzazione del consumo e la riduzione dell’impatto penale.

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