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24 settembre 2012 / francesco

Cosa ci insegna la vicenda Polverini

E alla fine Renata Polverini si è dimessa. Non certo una sorpresa. La decisione era nell’aria anche se evidentemente ci sono stati dei fattori che hanno determinato il precipitare degli eventi. Nel suo intervento la governatrice, fedele alla sua immagine di donna di polso, ha tenuto a precisare che la decisione è stata sua e che già domenica sera l’aveva comunicata al presidente della Repubblica, a Monti e poi il giorno seguente al Pdl, all’Udc e alla Destra di Storace. Un modo per ribadire la propria autonomia di giudizio, per dimostrare inflessibilità di fronte alle richieste incessanti del Pdl di rimanere in carica, e per non sembrare di aver ceduto alle pressioni delle opposizioni. E lo ha sottolineato: “Sono io che vi mando a casa”.

Un artificio retorico, insomma, non nuovo nelle arringhe difensive dei politici; uno stratagemma per allontanare da sé qualsiasi responsablità. Per presentarsi come vittima si, ma dignitosa e altera. Non nuova è anche la strategia d’attacco, ovvero la minaccia di spiattellare all’opinione pubblica i retroscena scabrosi e compromettenti, soprattutto per la precedente Giunta, di cui è venuta a conoscenza stando in Regione, ma che fino ad ora non ha voluto rendere noti per rispetto dei cittadini. A parte la logica paradossale, visto che per rispetto dei cittadini avrebbe dovuto denunciare tutto il prima possibile, si tratta evidentemente di un’argomentazione facilmente attaccabile: se, come ha detto “le ostriche non sono arrivate con lei” e dunque prima del suo arrivo gli sperperi erano già ad un livello preoccupante, perché non ha denunciato nulla al momento dell’insediamento? Perché non ha segnalato eventuali anomalie alle autorità competenti? Ci vuole dire implicitamente la governatrice Polverini che se il letame non avesse fatto saltare le fogne lei avrebbe continuato a stare zitta?

Tra l’altro “lo so ma non lo dico”, riferito ai presunti sprechi della giunta Marrazzo, è una frase che la Polverini aveva già pronunciato. Durante un comizio a Genzano: in quella occasione, un video testimoniò, in maniera del tutto evidente… ehm… il polso di cui sopra. ( “So trent’anni che faccio ‘e manifestazioni… me faccio mette paura da ‘na zecca come te!”)

Cardine dell’ “operazione-dimissioni” è stata l’Udc di Casini. Pier si è smarcato con più decisione nelle ultime 48 ore, e ieri sera in una intervista al Tg3 ha detto senza mezzi termini che si doveva andare a votare. Una scelta maturata parallelamente all’inasprirsi delle posizioni espresse dalle gerarchie vaticane. Due giorni fa la prima stoccata del cardinale Angelo Bagnasco. Quello che può essere definito come “il vero Papa”, quello che mette i piedi nel piatto della politica italiana mentre  l’altro pensa alle elucubrazioni teologiche, ha definito “vergognosi” gli sprechi alla regione Lazio. Ieri, guarda caso, è arrivato l’affondo finale, pesantissimo, nella prolusione in apertura del consiglio permanente della Cei (proluzione che sembra sia un discorso che si tiene ad esempio in apertura di un anno accdemico, l’introduzione ad un seguito di lezioni):

Dispiace molto che anche dalle Regioni stia emergendo un reticolo di corruttele e di scandali, inducendo a pensare che il sospirato decentramento dello Stato in non pochi casi coincide con una zavorra inaccettabile.

E ancora:

Le elezioni non sono un passaggio taumaturgico, ma vincolo democraticamente insuperabile, e quindi qualificante e decisivo. Per questo bisogna prepararsi seriamente, non con operazioni di semplice cosmesi, bensì portando risultati concreti per il Paese e un rinnovamento reale e intelligente delle formazioni politiche e il loro irrobustirsi con soggetti non chiacchierati. Lo spettro dell’astensione circola e rischia di apparire a troppi come la “lezione” da assestare a chi non vuole capire. In questo senso la competizione resta aperta, e sarà bene che la politica non bruci alcun ponte dietro a sé. Presunzione e personalismi, strumentalità e isterie vanno lasciati da parte. (dall’Unità)

In altre parole: ciò che è stato fatto finora non basta. E’ “cosmesi”, servono soluzioni radicali, come le elezioni. Appunto. Casini ha ossequiosamente seguito le indicazioni della Cei e – al di là della retorica del “decido tutto io” – la Polverini ha accettato di buon grado. Non a caso ha annoverato i centristi tra i pochi amici, quelli che “mi sono stati vicino”. Chissà che cosa le hanno promesso…

Intendiamoci: è un’ottima notizia, che sarebbe dovuta arrivare già da tempo. Ma è una notizia che non fa che confermare quanto nell’Italia del 2012 l’influenza delle alte gerarchie ecclesiastiche nella politica italiana – il loro consenso talmente prezioso, le loro pressioni talmente costringenti –  sia ancora così ingombrante da risultare soffocante.

In maniera desolante verrebbe da pensare che a nulla servono le lotte contro i tagli alla scuola e alla sanità (sono 20 gli ospedali che chiuderanno nel Lazio, per dire…), o per i diritti civili e sociali. A nulla serve denunciare coalizioni politiche composte da personaggi dal passato imbarazzante, anche (ma non solo) per l’adesione a ideologie aberranti (basti pensare alla fan di Codreanu). A nulla servono le proteste dei lavoratori, a nulla serve denunciare l’incapacità della classe politica che non sa neanche investire fondi comunitari per rilanciare una economia massacrata (la cassa integrazioene riguarda 421 aziende laziali).

Tutto ciò non può nulla. Tutto ciò non smuove le acque, mentre tutto può la telefonata di un cardinale.

P.s. Si, Bagnasco ha parlato di Regioni al plurale, di “centro e periferia” ma non illudiamoci: in Lombardia, Comunione e Liberazione è un centro di potere talmente forte e influente, dentro e fuori la chiesa, che può benissimo decidere di non seguire i “consigli” del capo della Cei.

P.P.S. Secondo inciso: detto en passant, Bagnasco nella sua prolusione ha dettato l’agenda: no alle unioni civili, no all’eutanasia, si al governo Monti. A me suona sempre come un’ingerenza insopportabile. Sono un anticlericale senza speranza di redenzione.

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