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4 settembre 2012 / francesco

Obama e l'”eredità” dell’era Bush

Graner ad Abu Ghraib

Lui è il sergente Charles Graner, classe 1968, originario di Pittsburgh. Prima di arrivare in Iraq, era stato guardia carceraria presso l’istituto di massima di sicurezza della contea di Greene, in Pennsylvania. Nel ’98 era stato accusato da alcuni detenuti per presunte violenze e atteggiamenti razzisti. Nel 2003 è in Iraq, e con i commilitoni della 372esima compagnia di polizia militare dell’esercito statunitense, era in servizio presso la prigione di Abu Ghraib.

Il corpo è quello di Manadel al-Jamadi, detenuto ad Abu Ghraib, morto dopo essere stato denudato, picchiato e torturato: durante l’interrogatorio venne appeso alle grate di una finestra con i polsi legati dietro la schiena (la tecnica pare si chiami tratto di corda). Un’autopsia condotta dall’esercito statunitense ha decretato che si è trattato di omicidio. Sono almeno 100 i detenuti morti nelle mani statunitensi durante l’amministrazione Bush e la sua “guerra al terrore”.

Fino a qualche giorno fa c’era ancora una lieve speranza di trovare il responsabile della morte di al-Jamadi e di quella di Gul Rahman, morto assiderato in una prigione afghana nel 2002. E quindi c’era ancora una lieve speranza che l’amministrazione Obama desse un segnale concreto – seppur minimo, tardivo e di facciata – di volersi lasciare alle spalle definitivamente i metodi auturizzati dalla Casa Bianca durante la permanenza di Bush jr. Perché se alcuni militari sono stati condannati – Graner ha scontato 6 anni e mezzo presso il carcere militare di Fort Leavenworth, in Texas ed è uscito l’anno scorso, congedato con disonore  – nessun funzionario governativo che ha ordinato e permesso quelle pratiche, è stato chiamato a rispondere delle sue responsabilità.

Ma così non saraà mai. Alcuni giorni fa, Eric Holder, il Proguratore Generale statunitense (l’equivalente del nostro ministro della Giustizia) ha annunciato che le uniche due indagine aperte – proprio quelle inerenti le morti di Manadel al-Jamadi e Gul Rahman – si sono chiuse e nessuno verrà rinviato a giudizio.

Nel nel 2009, Holder aveva deciso di indagare almeno su di un centinaio di casi, per così dire “eclatanti”, episodi che avevano messo in luce torture andate ben oltre i metodi consentiti da Bush. Nel gugno 2011 però, fu lo stesso Holder ad annunciare che le indagini si erano concluse e che nessuna accusa sarebbe stata formalizzata, per nessun caso, fatta eccezione per le morti di al-Jamadi e Rahman. Ora il definitivo colpo di spugna. Un esito perfettamente in linea con le scelte dell’amministrazione Obama secondo Gleen Greenwald del Guardian.

p.s. la prigione di Guantanamo è ancora aperta.

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