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29 novembre 2011 / francesco

Schedatura dna: la Francia rischia una condanna alla Corte europea dei diritti dell’uomo

Foto: Impronta digitaleBenjamin Deceuninck è un ex operatore sportivo che ha lasciato il suo precedente mestiere per divenire agricoltore nel dipartimento di Gard, sud della Francia, al riparo della catena montuosa delle Cevenne. E’ stato un attivista contro la diffusione degli Ogm, gli organismi geneticamente modificati: un fauchuer, letteralmente un “falciatore” che insieme ad altri compagni alcuni anni fa ha distrutto piantagioni transgeniche.

Per lui si trattava di un’azione di disobbedienza civile, rivendicata pubblicamente. Per lo stato francese un reato contro la proprietà per il quale non solo sono previste delle sanzioni penali, ma anche la “schedatura genetica“, ovvero il prelievo di materiale organico per l’archiviazione di un campione di Dna nel Fnaeg, Fichier national automatisé des empreintes génétiques, il registro nazionale delle impronte genetiche.

Nel 2006, con il rifiuto opposto al prelievo della saliva, Deceuninck è diventato il primo attivista anti-fichage, anti-schedatura. Per questa scelta ha subito un processo e nel 2007 è stato condannato a pagare un’ammenda di 500 euro. Lui ha però voluto portare avanti la sua battaglia contro la raccolta, a suo dire indiscriminata, delle informazioni genetiche, e ha fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Hanno seguito il suo esempio altri 33 “falciatori”, 16 dei quali si sono opposti al prelievo del Dna. Secondo loro, infatti, la politica francese in materia non rispetterebbe la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, nello specifico l’articolo 8 che tutela il diritto alla riservatezza.

Ora sembra che il governo francese stia seriamente temendo di farci una figuraccia, visto che il ministero degli Affari esteri ha proposto  a tutti loro un risarcimento in denaro per ritirare il ricorso. Proposta rifiutata in blocco. Deceuninck non si è fatto comprare dai 14.700 euro offertigli.

François Mandil, militante ecologista e consigliere dei Verdi nel comune di Pontarlier, nel 2004 ha partecipato alla distruzione di un campo Ogm vicino Orleans. Lui ha detto no a 1.500 euro. Stessa offerta rimandata al mittente anche per i 32 “falciatori di Villereau“, così chiamati perché nel 2006 hanno letteralmente falciato una piantagione di mais transgenico della Monsanto in questo comune del Loiret, Francia centrale.

Il principale obiettivo di questa battaglia è il già citato Fnaeg, il registro delle impronte genetiche, nato nel 1998 come strumento di archiviazione dei profili genetici degli autori di violenze sessuali. La storia si ripete, e quando la sinistra batte i sentieri cari alla destra (la sicurezza) alla fine è sempre la destra ad approffittarne. All’epoca infatti governava la “sinistra plurale” di Jospin, ma sarà con i successivi governi conservatori che il database conoscerà un’estensione radicale delle sue originarie funzioni.

Nel 2003, sarà Sarkozy, allora ministro dell’Interno del governo Raffarin, a far passare una legge che amplia a dismisura il numero dei reati – circa un centinaio – per i quali è previsto questo provvedimento: non solo terrorismo e violenze sessuali, ma anche furti, conusumo di sostanze stupefacenti  e danni materiali. Una misura che è prevista non solo per i colpevoli ma anche per i sospetti, tanto che oggi, sul 1.700.000 profili archiviati, più di un milione sarebbero relativi a persone imputate ma non condannate. Un dato verosimile visto che, secondo quanto dichiarato dal ministero dell’Interno, a fine 2009 erano oltre 940.000 le persone schedate in attesa di un giudizio.

Ancora più inquietante: possono essere soggetti a questa misura anche i minori di 13 anni, magari “marchiati a vita” per una sciocchezza adolescenziale. Si, perché i dati vengono poi conservati per un periodo spropositatamente lungo: 40 anni per chi viene condannato, 25 per i sospetti. C’è da dire inoltre che i condannati per un reato per il quale è prevista l’iscrizione nel registo, qualora oppongano un rifiuto a tale iscrizione, perdono la possibilità di accedere a qualsiasi riduzione della pena. Una misura secondo alcuni sproporzionata, che potrebbe cozzare con l’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, quello che sancisce il diritto a un giusto processo.

In un comunicato congiunto, la Lega per i diritti dell’uomo e i Sindacati di avvocati e magistratura chiedono che il Fnaeg venga ridimensionato al fine di raccogliere  soltanto informazione relative a persone condannate per un numero più circoscritto di reati gravi. Che venga ridimensionata la durata di conservazione dei profili e che l’accesso da parte dei condannati a pene alternative comporti automaticamente la cancellazione dall’archivio. Scrivono: “I progressi nella genetica sembrano dimostrare che i marcatori genetici inseriti nell’archivio potrebbero dare informazioni specifiche sulla provenienza geografica e sulle predisposizione patologiche delle persone iscritte. Si tatterebbe dunque, né più né meno, di costituire un archivio di carattere quasi etnico“. Insomma, uno scenario decisamente preoccupante. Vedremo se la Corte europea sarà dello stesso avviso.

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