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19 novembre 2011 / francesco

L’Europa e l’incubo tecnocratico

Particolare di "Cercle vicieux" di Yola

Particolare di "Cercle vicieux" di Yola

L’Unione europea è un tentativo di costruire una sovrastruttura economica e legale, senza una base linguistica, culturale, storica e civile. E’ l’ultimo tra i tentativi figli del secondo dopoguerra – le Nazioni Unite furono tra i primi – di creare governi che fossero transnazionali, sicuri e imparziali […]

Ora le falle strutturali stanno minando il progetto. Gli stati membri dell’Unione Europea hanno portato avanti differenti impostazioni economiche e differenti impostazioni democratiche, che riflettono storie, valori e culture diverse. Se mescoli differenti culture economiche in una moneta unica, puoi star certo che otterrai un’esplosione. In questo momento di crisi, è scontata la scarsa solidarietà a sostegno dello pseudostato europeo. […] E’ stato facile essere europei quando ciò non costava nulla. Quando i sacrfici invece diventano necessari, l’identita europea si dissolve.

La confusione rischia di far crollare il progetto europeo e le economie europee. Rischia di portare il mondo in una nuova recessione globale (in questo momento, la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha più influenza sulle possibilità di rielezione del presidente Obama che Obama stesso) […]

I veri problemi risiedono nell’impostazione (mind set) tecnocratica, negli uomini grigi e arroganti che credono di poter ingegnerizzare la società, senza tener conto di storia, lingua, cultura, valori e territorio. Alla fine si può dire che mentre la costruzione dell’Europa in questo modo è stato un errore, gli europei a questo punto non possono semplicemente tornare indietro. Se l’Euro improvvisamente si dissolvesse, il Marco si affermerebbe, quasi tutte le altre valute crollerebbero e gli squilibri creerebbero una catastrofe globale.

Nel breve termine la Banca Centrale Europea, le nazioni europee più stabili e anche gli Stati Uniti, dovranno mettere in campo azioni importanti e dolorose per stabilizzare la situazione. Ma dopo verrà il tempo per riflettere. Per superare l’impostazione tecnocratica che ha creato questa architettura fallace e creare un’Europa che rifletta le realtà sostanziali di queste differenti società

Così David Brooks in un editoriale per il New York Times. Al di là delle valutazioni critiche che ne possono scaturire (è pur sempre un americano a parlare…) mi sembrava comunque interessante e quindi ho pensato di tradurne alcuni passaggi.

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