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3 ottobre 2011 / francesco

Arab Bloggers Meeting: perché non è stato concesso il visto ai palestinesi?

E’ comincita oggi a Tunisi la terza edizione dell’Arab Bloggers Meeting, organizzato dal network tunisino Nawaat. Un appuntamento importante in virtù del ruolo giocato dai bloggers nel sostenere la cosiddetta “rivoluzione dei gelsomini“. Tunisi è stata scelta proprio in quanto primo centro dal quale in gennaio si sono propagati i movimenti che hanno dato vita alle “primavere arabe“.

Dove porteranno queste rivoluzioni non si sa. Senza volerne sminuire la portata storica, il valore e l’influenza che hanno esercitato su tutti i movimenti che stanno provando ad organizzarsi in Europa e negli Stati Uniti, è evidente che le contraddizioni e i dubbi sono emersi da subito, soprattutto dal momento in cui si è andato defininendo un ruolo quantomeno ambiguo delle forze armate.

Per ora, dal mio punto di vista passano, purtroppo, in secondo piano i contenuti della conferenza in corso rispetto alla notizia del visto negato ai bloggers palestinesi. Dahlia Othman, una dei dieci attivisti che dovrebbe partecipare, ancora in attesa a Ramallah di un visto che non arriva, ha spiegato oggi dal suo blog come ci sia stato uno scaricabarile tra il ministero degli Interni tunisino e il consolato a Ramallah.

“Dobbiamo ancora ricevere una spiegazione ufficiale al fatto che l’intera dellegazione palestinese (con  l’eccezione di Sa’ed Karazon) si è vista negare il rilascio del visto. Stiamo facendo un ultimo tentativo, e speriamo che l’ambasciatore palestinese a Tunisi riesca a fare pressione sul ministro affinché o rilasci i visti o perlomeno ci dia unaspiegazione ufficiale”

In un aggiornamento a margine del post spiega che il Ministero avrebbe sostenuto di non poter concedere i visti in quanto Nawaat, e il meeting sarebbero unlicensed. Spiegazione che non sta in piedi perché ciò dovrebbe di fatto impedire l’arrivo di tutti i bloggers stranieri e quindi compromettere tutto il meeting.

Su Twitter, almeno in quell’area non ancora completamente satura di #vascomerda e #amandaknox, se ne discute, ma mi sembra non abbastanza, e non con il dovuto clamore. Per me è una notizia molto grave, che getta una pessima luce sulla “nuova Tunisia“.

Più in generale, in Nord Africa la vita è ancora difficile per i bloggers, come dimostra la vicenda di Maikel Nabil. Da più do 40 giorni è in sciopero della fame in carcere: gli hanno dato 3 anni per aver criticato il Consiglio supremo militare. Domani è previsto il processo d’appello.

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