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22 settembre 2011 / francesco

Pena di morte: il boia non si ferma. Negli Usa e nel mondo

Con Troy Davis sono 34 le condanne a morte eseguite negli Stati Uniti dall’inizio dell’anno. Nel 2010 sono state 46, leggermente in calo rispetto al picco di due anni fa: ben 52. Dal 1976, anno in cui la Suprema Corte ha decretato la costituzionalità della pena capitale, sono stati giustiziate 1.267 persone. 12 erano donne. L’ultima è stata Teresa Lewis, uccisa nonostante la sua disabilità mentale

L’anno di maggior lavoro per il boia è stato il 1999, con 98 esecuzioni. Da allora in poi è risultato quasi sempre in calo il numero di esecuzioni e condanne. Quest’ultime sono passate dalle 284 alle 106 del 2009. Al 20 settembre 2010 erano 138 le persone innocenti rilasciate dopo essere state tenute nel braccio della morte. Nonostante i dubbi e le perplessità del caso, Troy Davis non ha invece avuto clemenza

Negli Usa, tra la sentenza e l’esecuzione passano in media 14 anni, ma non sono rari i casi di persone che sono state uccise anche dopo 20 anni. L’anno scorso, in Texas, David Powell è stato giustiziato dopo aver trascorso 32 anni in carcere.

Ad oggi le carceri dei 34 stati della federazione non abolizionisti ospitano oltre 3.000 dead men walking. Nei fatti, le sentenze eseguite sono una piccola percentuale: in pratica sono degli ergastolani che vivono perennemente sotto la minaccia del boia. Puniti due volte.

Questi dati sono forniti dal Death Penalty Information Center. Il database dell’organizzazione può essere consultato inserendo differenti chiavi di ricerca, filtrando i risultati per genere, appartenenza etnica, età ecc. Evidente la sproporzione a danno degli afroamericani: costituiscono il 35% dei giustiziati e il 42% dei condannati. Secondo l’ultimo censimento, la percentuale della popolazione statunitense afroamericana si attesta sotto il 13%.

Il sitema penitenziario deputato alla pena di morte ha anche un costo considerevole per i contribuenti. La California, ad esempio, il primo stato a reintrodurla nel 1977 e quello con il record di condanne, spende all’incirca 114 milioni di dollari all’anno per mantenere i detenuti nel braccio della morte. C’è da dire infine che la stragrande maggioranza degli criminolgi (l’88%) interpellati in uno studio del 2009 ritiene che la pena di morte non costituisca un deterrente contro gli omicidi.

Oltre alla vicenda di Troy Davis, gli ultimi casi eclatanti sono quelli del diciassettenne impiccato in Iran e di un cittadino sudanese decapitato per stregoneria in Arabia Saudita

Secondo l’ultimo rapporto di Amnesty International, relativo al 2010, nel mondo ci sono state 527 esecuzioni ufficiali. 714, invece nel 2009. Sono numeri che non tengono conto del dato inerente la Cina, paese che continua a mentenere il segreto più assoluto sul tema. Le esecuzioni si concentrano in Asia e Medio Oriente. In Europa, l’unico stato ad aver eseguito condanne a morte (due) è stata la Bielorussia di quel Lukashenko amico di Berlusconi.

In molti stati vengono ancora emesse condanne a morte per reati di droga, di natura economica, ma anche per blasfemia o omosessualità, ovvero in violazione dellle convenzioni internazionali sui diritti umani.

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