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18 settembre 2011 / francesco

Lega Nord: l’estrema destra in Italia

L’estrema destra in Italia è ben rappresentata dalla Lega Nord. E non è necessario parlare di Borghezio o di Breivik.

Una interessante analisi delle principali “linee guida” della politica leghista arriva dal trimestrale francese Alternatives Internationales, che dedica un ampio dossier all’affermazione dei partiti di ultradestra in gran parte d’Europa, e a come si stiano muovendo per “capitalizzare” la crisi in termini di consensi politici: dal Fronte National guidato dalla candidata alle presidenziali francesi, Marine Le Pen, ai neonazisti dello Jobbik, il Movimento per un’Ungheria migliore; dal potente Partito del popolo danese, il terzo del paese, alla crescente Laos greca, l’ “Allerta ortodossa popolare“, passando appunto per la Lega.

A scrivere della Lega è Michel Huysseune, docente presso la Libera università di Bruxelles, è autore di Modernità e secessione. Le scienze sociali e il discorso politico della Lega Nord. Del legame sottaciuto tra gli ideali della nuova destra radicale europea e la Lega Nord ne parlava anche in un articolo pubblicato tempo fa su Il Contesto.

Come tutti i partiti della cosiddetta destra sociale, anche la Lega evita il discorso classista e il conflitto tra gli interessi del mondo del lavoro e quelli dell’impresa. E lo fa per la particolare composizione del suo elettorato, le piccole e medie imprese del nord, a volte create da ex operai. Il conflitto va dunque canalizzato verso poterni esterni, nel caso della Lega, “Roma Ladrona” e l’Unione europea. L’analisi di Huysseune si concentra sulla particolare visione leghista dell’economia:

“La Lega ha sviluppato in una maniera più o meno coerente una visione che possiamo definire come un programma per una globalizzazione asimmetrica . […] il partito ritiene che gli imprenditori della Padania debbano continuare ad usufruire dei vantaggi di un’economia liberale (possibilità di esportare facilmente, n.d.r.), ma allo stesso tempo la regione dovrebbe avere la capacità di limitare i diritti dei conccorrenti, utilizzando ad esempio politiche protezioniste, in particolare nei confronti della Cina”

Le politiche anti-immigrazione sono poi l’altro terreno di condivisione tra nuova destra radicale europea e Lega.

“… il partito offre una giustificazione ideologica a dele pratiche di segregazione e subordinazione della popolazione immigrata che sono già ben reali, in Italia ma anche nell’Unione europea. Il suo programma potrebbe dunque servire da modello istituzionale per un’Europa populista ed etnocentrica, che sconvolgerebbe i valori costitutivi delle nostre democrazie e dell’Unione”.

Letto ciò, risulta abbastanza inverosimile la “denuncia” dell’avvento di un nuovo tipo di fascismo a scapito della democrazia fatta oggi da Umberto Bossi.

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