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13 settembre 2011 / francesco

Le improbabili idee di Corsaro

Una intervento da 400/450 miliardi, da spalmare in tre anni, per abbattere di un quarto il debito pubblico e portarlo al 90% del Prodotto interno lordo, in questo modo riacquisendo la fiducia dei mercati e una maggiore stabilità finanziaria per garantire il futuro del paese. Si tratterrebbe di una misura eccezionale che andrebbe a integrare il pareggio di bilancio previsto per il 2013.

La proposta è stata lanciata dal vicepresidente vicario Pdl della Camera, Massimo Corsaro, in un’intervista pubblicata oggi sul Sole24Ore. Le principali misure per ottenere un tale risultato? Patrimoniale, riforma delle pensioni, condono fiscale.

Ce n’è abbastanza per pensare che si tratti di una boutade. Premesso che Corsaro da per certo il pareggio di bilancio tra due anni (non sarebbero dello stesso avviso la Corte di Conti e la Banca d’Italia), oltre ad avanzare il legittimo dubbio sulla possibilità effettiva di riuscire a recuperare le risorse richieste, la domanda più impellente potrebbe essere: chi dovrebbe fare tutto ciò? L’attuale governo sarebbe in grado?

Per darsi una risposta basta farmarsi un attimo e riavvolgere il nastro della calda estate della mavovra richiestaci dall’Unione Europea, licenziata dopo tentennamenti, passi falsi, proposte avanzate e ritirate il giorno seguente. Un’estate di estenuanti trattative all’interno della compagine governativa per arrivare ad una finanziaria da 40 miliardi. Una somma equivalente a meno di un decimo di quella prospettata da Corsaro.

Per non parlare delle principali idee messe in campo dal deputato Pdl. In primis la patrimoniale, questo “mostro” sempre avverso dal governo e dalla maggioranza (in realtà anche da buona parte dell’opposizione, ma questa è un’altra storia). Un’imposta che non crea alcuna ideologica avversione in paesi come la Francia (si chiama “imposta sulle grandi fortune“) mentre in Italia sembra che la richiedano ormai solo i comunisti e la Cgil. Visto com’è andata a finire la vicenda del contributo di solidarietà, sarebbe a dir poco eccezionale vedere un Berlusconi che manda giù la patrimoniale. In effetti il giornalista del quotidiano diretto da Roberto Napoletano glielo fa notare: “Io stesso provo un imbarazzo culturale – afferma Corsaro – perché la patrimoniale è una doppia tassazione, ma si tratterebbe di una misura temporanea per un obiettivo straordinario”.

Gli altri scogli da superare secondo Corsaro e il suo intervistatore, che non batte ciglio quando il senatore “en passant” afferma di voler anche alienare (leggi: vendere) “il patrimonio pubblico immobiliare e delle partecipazioni”, sono la riforma delle pensioni osteggiata da Bossi e l’ennesimo condono fiscale. Sulle pensioni l’idea è di adeguarsi agli standard europei, 65-67 anni, senza toccare “di un euro le pensioni future né quelle acquisite”. Idea che dovrebbe convincere facilmente anche il senatur. Forse un po’ meno facile sarà spiegarla agli elettori leghisti, ma affrontiamo un problema alla volta…

Il condono fiscale sarebbe l’ultimo, a chiusura di una fase, prima di stipulare un nuovo patto fiscale con i cittadini visto che il Parlamento starebbe lavorando alle riduzione a tre delle aliquote fiscali e allo spostamento della tassazione dai redditi ai consumi. Anche qui crediano che i dubbi siano legittimi. La riduzione delle aliquote è ormai da sempre uno dei refrain di Berlusconi e Tremonti: nel 2001 dovevano addirittura essere due del 23 e del 33%.

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