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9 settembre 2011 / francesco

Wikileaks: su chi puntano gli Usa per la successione a Bossi

Lombardo o veneto, esperienza amministrativa e forte legame con Umberto Bossi. Questo il profilo dell’ideale leader leghista visto dagli Usa. La formazione (education) e l’esperienza romana non sono invece prerequisiti essenziali. Ce lo rivela uno degli ultimi cable diffusi da Wikileaks, datato 19 agosto 2009. La probabilmente vicina uscita di scena di Bossi, viste le sue condizioni di salute dopo l’ictus del 2004, costituisce un problema rilevante non solo per il popolo padano. I funzionari diplomatici statunitensi sembrano particolarmente interessati a colui, o coloro, che potrebbero guidare il partito quando il senatur andrà in pensione. L’oggetto del cablogramma citato è emblematico: Who Will Ride The Next Wave Of Lega Nord Leadership?

E non è il primo: in un altro spaccio diplomatico del 2006, partito dall’ambasciata di Roma, il problema della successione del leader leghista veniva indicato come causa di uno scontro, dato per “inevitabile” tra i “pragmatici” e i “veri leghisti”.

Ad ogni modo, la comunicazione del 2009, classificata come “Confidential”, è stata redatta da Benjamin Wohlauer, console statunitense a Milano, ed è indirizzata al Segretariato di Stato. “Sebbene Bossi continui a condurre una vita politica attiva e provocatoria – si legge nel riassunto iniziale – a giudicare dalle sue apparizioni e dai nostri icontri, sembra decisamente malato”. Bossi rimane comunque l’ “indiscusso leader e il guru spirituale del partito”, ma il suo declino è un “argomento rilevante”, anche se “generalmente sottaciuto” nel partito, che apre a possibili “speculazioni” sul futuro.

I primi ad aspirare alla successione sarebbero i colonnelli sulla cinquantina, nota il funzionario Usa, tra i quali i ministri Roberto Maroni, Roberto Calderoli e l’ex ministro Roberto Castelli. Quelli che difficilmente “lasceranno le redini” come il testo evidenzia in conclusione. Tuttavia, per un’analisi di più ampio respiro, occorre tener d’occhio le nuove leve: “il quadro nel lungo periodo dipenderà anche da quei giovani leader della Lega che hanno primeggiato nel raggiungere ruoli influenti”.

Chi sarebbero dunque i cavalli vincenti nella corsa al dopo-Bossi? Sono sei e il più vecchio di loro oggi ha 45 anni. Ad ognuno, è dedicata una scheda dettagliata con luogo e data di nascita, stato civile, carriera politica. Eccoli.

Il primo ad essere passato in rassegna è Giancarlo Giorgetti, deputato e segretario nazionale della Lega Lombarda, colui che sarebbe il “naturale” (logical) successore di Bossi, in virtù del suo “impeccabile pedigree leghista”, del suo legame d’acciaio con il “boss” e della sua grande esperienza nei palazzi romani. Come Maroni viene da Varese, uno dei più importanti bacini elettorali per le camice verdi, e sarebbe “acuto e ben rispettato dentro e fuori il partito”. All’epoca della stesura del cablo, Giorgetti veniva segnalato anche per il suo ruolo di presidente della Commissione Bilancio e per essere membro della delegazione parlamentare alla Nato.

Di Flavio Tosi, primo cittadino di Verona, viene evidenziata l’immagine di sindaco “law and order“. Nell’estate 2009 era, insieme a Zaia, uno dei papabili per la candidatura alle regionali del marzo successivo, caratteristica molto importante per gli Usa essendo il “Veneto una delle regioni più importanti per l’economia italiana, nonché la sede della base di Vicenza”. Nella speranza di essere candidato e di accreditarsi agli occhi degli statunitensi, Tosi ha provato ad “apparire più moderato e a rafforzare il suoi legami con gli Stati Uniti, facendosi trovare sempre disponibile ad incontrare i diplomatici Usa e sponsorizzando sulla stampa locale i nostri viaggi a Verona”. Tosi piace a Bossi e sembra aver una certa influenza non solo a livello regionale

E’ il turno poi di Luca Zaia, l’allora ministro dell’Agricoltura, oggi presidente del Veneto. Tra i leader leghisti sarebbe il più “accettabile”: “acuto e pragmatico”, ottima formazione accademica a Udine e grande capacità retorica. Tuttavia, viene considerato dal console Usa il meno probabile alla successione al trono perché non tra gli “insiders” della Lega Lombarda, il nucleo originario della Lega Nord.

L’eurodeputato Matteo Salvini, viene descritto come un “convinto populsta”, un “provocatore” a parole, mai messo alla prova, non avendo mai ricoperto un incarico amministrativo. “Ciononostante – prosegue il testo – è un riferimento all’interno della Lega Lombarda ed era presente già al momento della fondazione della Lega Nord. Ora, con una certa esperienza di politica nazionale potrà giocare un ruolo più importante all’interno del partito”. Giudizio tutto sommato tiepido per il più giovane e spregiudicato. Insomma, deve farne di strada.

Nell’agosto del 2009, Massimo Giordano era il sindaco di Novara, incarico che ha lasciato nel 2010 quando è stato eletto alla regione Piemonte, dove oggi è assessore allo Svilippo economico, ricerca e innovazione. E’ un moderato e il cable sottolinea il consenso bipartisan riscosso nelle elezioni amministrative del 2006, quando venne eletto con oltre il 60 % dei voti: “La sua capacità di costruire consenso senza utilizzare le tattiche incediarie (“incendiary” nel testo, n.d.r.) tipiche della Lega, ne fanno un baluardo di moderazione all’interno del partito”.

L’ultimo ad attirare l’attenzione americana è Marco Reguzzoni, attualmente presidente dei Deputati della Lega Nord, il più anomalo tra tutti, in virtù della sua formazione d’alto livello e della sua carriera imprenditoriale (ha lavorato al lancio della Biocell azienda impegnata nella ricerca sulle staminali). Anche lui ha ricoperto ruoli importanti nel feudo di Varese: è stato il più giovane presidente di provincia nel 2002. Il suo patrigno è parente di Bossi, ed è grazie a lui che milita nella Lega da quando aveva 15 anni. Ciononostante, non sembra avere molte chance per il dopo-Bossi.

Nota di colore finale: gli Usa si sono interessati anche alla prima del “Barbarossa” di Martinelli a Milano. Un evento sul quale la Lega ha investito molto, come testimoniava l’affollato parterre di politici vip alla presentazione di un film di guerra “altrimenti irrilevante“.

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