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14 giugno 2010 / francesco

Gaza: la farsa degli osservatori internazionali

Il governo di Israele ha deciso di nominare una commissione di inchiesta sui tragici fatti del 31 maggio scorso, quando un commando dell’esercito israeliano assaltò una delle navi della Freedom Flottilla in rotta verso Gaza. Morirono 9 cittadini turchi. Eccezionalmente, la commissione vedrà la partecipazione di due esperti stranieri, due osservatori che non avranno diritto di voto sui lavori e sulle conclusioni

A guidare la commissione sarà un ex giudice della Corte suprema in pensione, Jacob Turkel, di 75 anni. Esperto di diritto civile, è descritto dal quotidiano Haaretz come un giurista conservatore senza troppa esperienza in commissioni del genere. Turkel sarà affiancato dal novantatreenne professore di diritto internazionale Shabtai Rosen e da Amos Horev, 86 anni, ex generale dell’esercito israeliano, che ha ricoperto anche il ruolo di presidente dell’Istituto israeliano di tecnologia. Gli osservatori saranno il primo ministro dell’Irlanda del nord, David Trimble, nel 1998 premio nobel per la pace per il suo impegno nelle trattative tra protestanti e cattolici, e Ken Watkin, ex avvocato generale dell’esercito canadese, esperto di diritti umani, in passato coinvolto in inchieste riguardanti il genocidio in Rwanda.

”Sono convinto che i fatti dimostreranno che Israele ha agito in conformità degli standard più elevati di difesa. La commissione chiarirà al mondo che le azioni di Israele sono state prese in linea con la legge ed in piena responsabilità e trasparenza”, ha dichiarato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Per gli Stati Uniti, la decisione costituisce un passo in avanti rispetto l’iniziale ritrosia a qualsiasi ipotesi di indagine che potesse mettere in dubbio l’operato dell’esercito israeliano. Ma è una scelta che non soddisfa né l’Anp, l’Autorità nazionale palestinese, né la Turchia. Per Abu Mazen, la mossa del governo di Tel Aviv non “corrisponde alle richieste del Consiglio di sicurezza Onu”, che il giorno dopo il blitz sulla Mavi Marmara chiese una inchiesta “credibile, parziale e trasparente”. “Israele deve porre fine al blocco – ha aggiunto Abu Mazen – questa è la nostra richiesta principale e permanente”. Critica anche la Turchia, l’ormai ex paese amico dell’area. “Non abbiamo la minima fiducia nel fatto che Israele, un paese che ha messo in atto un simile attacco contro una nave di civili in acque internazionali possa condurre un’inchiesta imparziale”, ha detto il ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu.

Tony Blair, emissario del cosiddetto quartetto (Usa, Ue, Russia e Onu), a margine del vertice dei ministri degli Esteri Ue in Lussemburgo, si è detto fiducioso di una parziale apertura dell’embargo israeliano della Striscia di Gaza per consentire il passaggio di beni di prima necessità o necessari alla ricostruzione. Ha parlato di un “cambiamento significativo” nella lista dei prodotti proibiti. Una lista lunghissima che oggi comprende anche armi pericolosissime, come i bloc notes e il balsamo per capelli.

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