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25 gennaio 2010 / francesco

“Acta minaccia la libertà di espressione”: la denuncia di Reporters sans frontières

Reporters sans frontières esprime grossa preoccupazione per la minaccia per la libertà di espressione on line che potrebbe scaturire dall’approvazione del trattato Acta. A partire dal 26 gennaio, e fino al 29, il Messico ospiterà il 7° incontro di negoziazione del nuovo accordo commerciale internazionale anti-contraffazione (Anti counterfeiting trade agreement), che coinvolge 39 paesi, tra cui quelli aderenti all’Unione europea e gli Stati Uniti, e che prevede nuove misure draconiane per la tutela dei diritti di proprietà intellettuale e per la lotta alla pirateria.

 In base a quello che è trapelato fino ad oggi l’accordo potrebbe avere effetti dirompenti sulle leggi che in Europa regolano i diritti degli utenti di internet, in termini di tutela della privacy e accesso alla rete. L’accordo comporterebbe inoltre ulteriori restrizioni per l’accesso ai medicinali coperti da brevetti per i paesi in via di sviluppo.

“Reporters sans frontiers – si legge in un comunicato – chiede ai membri dell’Unione Europea e ai governi di spiegare le seguenti misure, che sembra siano state inserite nella bozza di accordo e potrebbero gravemente danneggiare la libertà di espressione on line”. I provvedimenti contestati dall’organizzazione di giornalisti sono: il divieto di utilizzare meccanismi di aggiramento dei sistemi di filtraggio e blocco dei contenuti, divieto “che impedirebbe ai cittadini di paesi come l’Iran e la Cina di evitare la censura”; la disconnessione da internet per chi scarica illegalmente materiale protetto da copyright, “limitando in questo modo l’accesso all’informazione”; il filtraggio automatico dei contenuti, che “limita la libertà d’espressione ed è illegale se non approvato da un giudice”.Reporters sans frontiers e altre 80 Ong, tra cui la Consumers International, la Free Software Foundation e l’Electronic Frontier Foundation, hanno sottoscritto una lettera aperta al Parlamento Europeo per chiedere maggiore trasparenza e partecipazione. Da quando è cominciata la negoziazione dell’accordo nel 2008, non è stata diffusa nessuna bozza ufficiale. Alle richieste di maggiore trasparenza e partecipazione, fino ad oggi i governi hanno risposto picche. Obama, seguendo l’esempio del suo predecessore alla Casa bianca, ha detto che la negoziazione di Acta è una questione di sicurezza nazionale, e quindi deve rimanere secretata. In Inghilterra, è stato impedito ad alcuni parlamentari di acquisire maggiori informazioni. In Messico, il 20 gennaio si è svolta una consultazione pubblica organizzata dall’Impi (Istituto messicano per la proprietà industriale), ma agli invitati è stato chiesto di firmare un accordo di non divulgazione.

I cittadini sono all’oscuro ma non le grosse corporations che fanno affari con copyright e brevetti. L’associazione Knowledge ecology international ha pubblicato l’elenco degli advisor dell’Ustr (United States Trade Representative) l’agenzia governativa Usa per la politica commerciale, “consiglieri” che possono avere accesso all’accordo. Tra loro figurano consulenti della Time Warner, della IBM, della Cisco, della Monsanto, della Riaa e dell’Mpaa, ovvero le due associazioni che tutelano gli interessi dell’industria musicale e cinematografica
In Italia, nei giorni scorsi alcuni esponenti radicali hanno presentato un’interrogazione al governo, nella quale viene richiesto all’esecutivo di “indicare le misure che verranno prese affinché tutto ciò che riguarda lo sviluppo di Acta sia liberamente accessibile ai cittadini”, e la “posizione dell’Italia su tale questione”.

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