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15 novembre 2007 / francesco

Il triangolo nero

Un appello contro la paranoia dell’emergenza sicurezza. Contro la percezione indotta dallo scicallaggio mediatico, assunta a dato inconfutabile. Contro l’intolleranza, e il pregiudizio che la alimenta. Contro i politicanti e le loro strumentalizzazioni.

Il triangolo nero/ Nessun popolo è illegale

Violenza, propaganda e deportazione. Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne.

Il link per aderire all’appello.

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2 commenti

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  1. ippolito edmondo ferrario / Nov 17 2007 1:57 pm

    Tornano i “ firmaioli” della sinistra buonista per santificare i rom.
    Di Ippolito Edmondo ferrario
    Da il Secolo d’Italia, sabato 17 novembre 2007

    Un manifesto in difesa dei rom fa discutere la sinistra milanese e non solo. Si tratta di un’iniziativa degli ultimi giorni, una petizione intitolata “Triangolo nero. Violenza, propaganda e deportazione. Un manifesto di scrittori e artisti contro la violenza su rom, rumeni e donne”. Le firme che compaiono in calce al manifesto appartengono a scrittori e giornalisti di fama: il giallista Gianni Biondillo, lo scrittore Enrico Brizzi, Tecla Dozio della libreria La Scherlokiana di Milano, lo scrittore Valerio Evangelisti, Gad Lerner, Franca Rame, Erri De Luca, carlo lucarelli e molti altri. Il testo prende le mosse dell’omicidio di Giovanna Reggiani paragonando la sua morte a quella di una donna rumena, anche lei violentata e ridotta in fin di vita da un uomo, anche se le due vittime non hanno pari dignità: “Della seconda-commentano gli intellettuali-non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che è italiana, e che l’assassino non è un uomo, ma un rumeno o un rom”. Insomma si parte dalla tragedia di Tor di Quinto per farlo diventare l’evento scatenante di una criminalizzazione dei rom che francamente non c’è stata. Gli episodi di razzismo xenofobo sono stati per fortuna isolati né abbiamo assistito alle espulsioni di massa paventate da molti. Il manifesto tuttavia prosegue rivangando i temi più cari alla politica buonista del nostro Paese: “Su queste vicende si scatena un’allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell’ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva l’assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada. E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall’Italia”.
    Si continua così nelle facili generalizzazioni, evitando di fare i conti con anni di politiche di assoluto garantismo verso chi delinque e che hanno fatto diventare il nostro paese una meta ambita per orde di disperati tutt’altro che integrabili. Ma questo sembra importare poco agli intellettuali che, proseguendo nellaloro analisi della situazione, non potevano non ricorrere al vecchio quanto usurato spauracchio nazi-fascista associato all’allarme xenofobia:” Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell’ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; che rende indistinguibili responsabilità individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti. Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell’intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d’infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom. E non sembra che l’ultima Così, di fronte alla semplice richiesta di legalità che sale dal Paese al di là di ogni etichetta, i sottoscrittori dell’appello ricorrono al logoro luogo comune marxista dello sfruttamento: “Succede che sotto il tappeto dell’equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno. Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno è vittima di un omicidio bianco. Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, metà delle quali sono minorenni, sono cedute alla malavita organizzata a italianissimi clienti…”
    Si giunge infine a negare la stessa emergenza criminalità, un tema che sarebbe al centro di una colossale strumentalizzazione politica da parte della destra e della sinistra, per denunciare il fatto che le aggressioni fisiche e gli stupri che colpiscono le donne in un caso su quattro avvengono tra le pareti domestiche. Ancora una volta dunque assistiamo al fastidio tipico dei salotti di sinistra verso ciò che si muove nella realtà del Paese: si preferisce, da parte degli intellettuali di sinistra ancora buonisti e ancora non convertiti al neocattivismo della sinistra sceriffa, ingabbiare le dinamiche sociali in antichi schemi ottocenteschi finendo con l’alimentare proprio quel razzismo che a parole si vorrebbe esorcizzare. Sul manifesto abbiamo chiesto un parere a uno che non ha peli sulla lingua, il giallista milanese Andrea G.Pinketts, il quale innazitutto respinge la generalizzazione rumeni-rom e poi, pur condividendo l’appello contro le discriminazioni, aggiunge che “ i toni sono troppo politici, un po’ faziosi” e che “ la bandiera dell’antifascismo è vecchia e consunta” e non è dunque il caso di innalzarla. Di fronte a questa escalation criminale come credi che dovrebbe reagire lo stato?“Lo stato-osserva Pinketts- dovrebbe essere più agile quanto intollerante verso ogni forma di illegalità. Uno stato deve saper affrontare le emergenze mostrandosi inamovibile. La lunghezza di alcuni processi finisce per essere scambiata per inutilità e di conseguenza diventa un incentivo alla delinquenza. Tuttavia in proprosito lo scrittore è chiaro: “ Ma tra la legalità e la caccia alle streghe c’è una bella differenza. Il giustizialismo alla Bronson mi fa paura quanto l’assenza dello Stato.

  2. cesko / Nov 17 2007 8:28 pm

    E’ evidente che partiamo da posizioni inconciliabili, che rimandono a due modi molto diversi di leggere la realtà. Quindi non so che senso ha per me, e per te soprattutto, questa mia risposta. Cercherò comunque di evidenziare alcuni punti chiave del tuo articolo, sui quali non concordo.

    -“Il testo prende le mosse dell’omicidio di Giovanna Reggiani paragonando la sua morte a quella di una donna rumena, anche lei violentata e ridotta in fin di vita da un uomo, anche se le due vittime non hanno pari dignità”

    E’ la normalità nel sistema dell’informazione, e come tale è data sempre per scontata. E’ una scorciatoia, ma è anche uno strumento per fare “ascolti”, dunque, a chi vuoi che interessi di una donna straniera, magari rom, uccisa?

    -“Insomma si parte dalla tragedia di Tor di Quinto per farlo diventare l’evento scatenante di una criminalizzazione dei rom che francamente non c’è stata.”

    No? e come spieghi l’improvviso sgombero degli accampamenti sulle rive del fiume? Veltroni non gli aveva visti prima? O forse era questo il momento giusto per fare un’operazione del genere?

    -“Si giunge infine a negare la stessa emergenza criminalità”

    Si perché l’emergenza criminalità, semplicemente, non esiste. E non è un problema che ha a che fare con l’immigrazione. Vai sul sito del ministero dell’interno, se non mi credi.

    -“Ancora una volta dunque assistiamo al fastidio tipico dei salotti di sinistra verso ciò che si muove nella realtà del Paese”

    Parti da una valutazione sbagliata, perché quello che succede nel paese reale, non è quello che passa la tv. I dati parlano chiaro: aumenta la violenza in famiglia; la stragrande maggioranza delle donne subisce violenza da uomini italiani in casa o al limite sul lavoro; il tasso di criminalità tra gli immigrati è uguale a quello tra gli italiani; tra gli immigrati risulta che siano i rumeni a commettere più reati, semplicemente perché ad oggi sono la comunità straniera più grande.

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