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18 settembre 2007 / francesco

Propaganda e spionaggio

CopyrightIeri, grazie a Carlo Formenti e a Alfonso Maruccia, redattore di Punto Informatico, ho notato due notizie all’apparenza distanti , ma che credo vadano considerate in un ottica più ampia per capire meglio la guerra a bassa intensità che si continua a combattere sul fronte della proprietà intellettuale.

Procedo con ordine

Lo studio della CCIA: la Computer Communication Industry Association ha pubblicato uno studio dull’impatto sull’economia statunitense, in termini di ricchezza prodotta, delle industrie che dipendono o beneficiano del fair use, ovvero le limitazioni all’estensione di copyright e brevetti. Gran parte delle industrie che lavorano per la rete, fondano il proprio business sulla possibilità, ad esempio, di utilizzare copie temporanee di software in deroga alla tutela del copyright, per garantire l’interoperabilità. Vedi sentenza Microsoft.

Mi fido di Formenti e dunque cito

le imprese che fondando in tutto o in parte il proprio business sul fair use contribuiscono, da sole, al 16% del PIL americano battendo clamorosamente su tutti i fronti quelle che si alimentano invece del copyright: dal fatturato globale (4,5 trilioni di dollari nel 2006), al valore aggiunto (2,2 trilioni di dollari), dai posti di lavoro creati (11 milioni), alla produttività (90.000 dollari a dipendente), per finire con le esportazioni. In generale, il beneficio creato dall’economia del fair use appare superiore a quello dell’economia del copyright del 70%.

In sostanza, i dati smentiscono chi vuole l’economia dell’Occidente collassare senza una sempre più ferrea dottrina e legislazione di tutela della proprietà intellettuale.

Le mail di MdiaDefender: 700 mega bite di mail contenenti informazioni per uso interno dell’associazione “leader nello sviluppo di soluzioni anti pirateria”, sono disponibili per il download su BitTorrent.

Anche in questo caso cito

Una quantità di informazioni senza precedenti sulle tattiche, le strategie, gli IP e i commenti personali di quelli che da sempre fanno il “lavoro sporco” per RIAA, MPAA e l’intera industria dell’intrattenimento.

Se due più due fa sempre quattro, questa non è altro che la continuazione della politica con altri mezzi, con ogni mezzo necessario, direi. Da un lato la strategia di comunicazione per convincere e plasmare l’opinione pubblica. E di conseguenza fare pressione sulla classe politica per ottenere una legislazione sempre più draconiana su brevetti e copyright. Per garantire posizioni di rendita economica e alzare barriere sempre più alte all’ingresso nei mercati dell’entertainmente, così come dell’IT. Dall’altro il lavoro di intelligence, per inserirsi tra le fila nemiche, i pirati, colpevoli di condividere informazioni e conoscenza, ma soprattutto di mettere in crisi modelli economici consolidati in altre epoche.

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