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8 settembre 2007 / francesco

Cinico

Che gran voce… che grand’uomo….

Una fama inferiore solo alla sua mole. Un personaggio unico. Un uomo semplice come la sua terra, Modena.

La parabola di un successo nato dal talento e dal carisma.

Una carriera splendida, oscurata solo dall’invidia, di chi lo criticava per aver contaminato la purezza del bel canto con i suoi strepitosi duetti.

Una carriera che lo aveva portato a solcare i più prestigiosi palcoscenici, acclamato da folle oceaniche. Lui che aveva ridato lustro all’opera.

Ha avuto qualche problema col fisco, è vero (sciocchezze, intendiamoci). E allora?

Colpevole di evasione fiscale per una cifra superiore ai 40 miliardi di lire, il 27 luglio 2000 nelle stanze del ministero delle Finanze all’Eur, il tenore decise di saldare il debito con il fisco versando 24 miliardi di lire in rate da 500 milioni. “È come se mi fossi tolto un pugnale dallo stomaco – dichiarò Pavarotti ai giornalisti che lo aspettavano fuori dal dicastero -. Però io resto dell’idea di averle pagate le tasse. Ma se il governo, sovrano, sostiene che ne ho pagate un po’ meno di quanto avrei dovuto, io come Garibaldi obbedisco e pago”. Sulla soluzione del patteggiamento commenterà il Ministro delle Finanze dell’epoca, Ottaviano Del Turco: “Ho chiesto all’amministrazione di avviare il dialogo con Pavarotti per chiudere questa vicenda quando mi sono reso conto che la persona era in buona fede e cercava di uscire fuori da una situazione nella quale lui stesso aveva dichiarato di non sentirsi a suo agio. Pavarotti ora ha sanato questa situazione e io credo che questo mostri anche la duttilità dell’amministrazione fiscale”. Risolto il contenzioso con la magistratura tributaria, restò in piedi il processo penale che cominciò a Modena nel settembre 2001. Il 19 ottobre 2001 il giudice di Modena Carla Ponterio assolse Pavarotti perché il fatto non era più previsto dalla legge come reato. Infine, nel 2004, la seconda sezione della Corte di Appello di Bologna sentenziò che non si doveva procedere nei confronti del tenore perché i reati contestati erano comunque estinti per prescrizione.

Ci dev’essere stato qualche errore, sicuro. Solo qualche maligno può aver dubitato della sua buona fede.

E poi, come poter dimenticare il suo grande impegno per i più sfortunati? Il suo battersi per costruire un futuro degno di questo nome per i bambini liberiani?

…in Liberia sei anni dopo il concerto Pavarotti & Friends […] per costruire un villaggio, qui, dove mi trovo in questo momento. ma il villaggio non c’è. Non è mai stato costruito. Eppure di questo fallimento liberiano non si parla sui siti internet di War Child e di Music for peace, le due organizzazioni no profit che hanno gestito i soldi ricavati dal concerto. Dal sito internet si legge, invece, che il progetto che si sta realizzando è un centro di residenza, di apprendimento e riabilitazione per bambini architettato con soluzioni in grado di massimizzare le risorse idriche ed energetiche locali.

[…]

Cosa è andato storto? E, soprattutto, che fine hanno fatto i 2milioni e 300mila euro da destinare al progetto?

[…]

…e poi ci sono i soldi finiti direttamente nelle casse del governo, ovvero in un buco nero. Anche perché la scorsa estate la guerra civile è giunta al suo epilogo e il governo è caduto.

[…]

La scelta fu dell’ex presidente Charles Taylor che voleva liberarsi di quei soldati ostili perché appartenevano a un clan diverso dal suo. Strumentalizzò quindi il progetto. Adesso vive all’estero, in esilio, e ricordiamo: il principale beneficiario dei soldi donati dal Pavarotti and Friends era proprio lui, un dittatore sanguinario.

p.s.: la puntata di Report sul Pavorotti and Friends, così come scritto a commento di un post di Luca Conti, si basava cu di un’inchiesta di Marina Rini uscita nel 2003 sul settimanale Diario che proprio in questi giorni cessa la pubblicazione. Peccato.

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