Hakim come Federico Aldrovandi. Questo viene da pensare ripercorrendo la vicenda che ha portato nel 2008 alla morte violenta di Abdelhakim Ajimi, ventiduenne di origini tunisine, deceduto a Grasse, in Provenza, Francia sud-orientale. Anche lui morto dopo un fermo di polizia. Anche lui messo faccia a terra da più agenti, uno dei quali gli è salito sul dorso. Anche lui descritto come animato da una rabbia e da una violenza irrefrenabile. Nei giorni scorsi, dopo quasi quattro anni, è cominciato il processo per sette poliziotti, due dei quali, imputati per omicidio volontario, rischiano una pena massima di due anni con la condizionale. Gli altri devono rispondere di omissione di soccorso: per loro il procuratore ha chiesto tra i sei e gli otto mesi con la condizionale. Il giudizio è atteso per il 24 febbraio.![]()
Ajimi è morto il 9 maggio 2008. Quel giorno era stato in banca, una filiale del Credite Agricole dove si era visto rifiutare la possibilità di prelevare del denaro. Da ciò è scaturito un accesso alterco con il direttore dell’istituto il quale, di fronte all’escandescenza del ragazzo, ha chiamato le forze dell’ordine. Una storia abbastanza ordinaria, che poteva finire lì, con Ajimi che si allontanava dalla banca. E invece no. Continua a leggere…
Dopo che il 26 gennaio l’Unione Europea e 22 dei suoi membri hanno sottoscritto Acta, il nuovo trattato globale anticontraffazione che rischia di calare una serie di misure durissime sulla rete a difesa dei diritti di proprietà intellettuale (copyright e brevetti), e secondo alcuni studiosi lesive di diritti fondamentali, la protesta, già da tempo attiva sul web, si è spostata nelle piazze, dimostrando quanto ormai sia diffusa l’attenzione su queste tematiche. Continua a leggere…
Il blogger e attivista Christophe Ginisty ha ricevuto la proposta di contribuire alla versione francese dell’Huffington Post. Lusingato dall’offerta, ha richiesto informazioni sul compenso. Questa la risposta che ha ricevuto (via Giornalisti freelance):
“Per rispondere alla vostra domanda: l’Huffington Post (versione francese, canadese e britannica) non paga alcuno dei suoi collaboratori… Ciò detto, dovrebbe consentirvi una visibilità maggiore di siti come Le plus (del Nouvel Observateurs) o di Le Lab. La palla adesso passa a voi
” Continua a leggere…
Una manifestazione per rivendicare il diritto alla libertà di movimento. Nel proprio paese.
Questo è il senso, apparentemente paradossale, della mobilitazione che si sta svolgendo in queste ore (l’unico strumento per averne notizia sembra essere Twitter: l’hashtag di riferimento è #carprotest). Ma paradosso non è perché parliamo della Palestina: in Cisgiordania ci sono delle strade sulle quali è vietato il transito ai palestinesi, costretti a seguire purtroppo tragitti più lunghi e scomodi oltre a superare le centinaia di controlli dell’esercito israeliano. Continua a leggere…




