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29 gennaio 2012 / francesco

La morte di Hakim, ragazzo. Sette poliziotti a processo

Hakim come Federico Aldrovandi. Questo viene da pensare ripercorrendo la vicenda che ha portato nel 2008 alla morte violenta di Abdelhakim Ajimi, ventiduenne di origini tunisine, deceduto a Grasse, in Provenza, Francia sud-orientale. Anche lui morto dopo un fermo di polizia. Anche lui messo faccia a terra da più agenti, uno dei quali gli è salito sul dorso. Anche lui descritto come animato da una rabbia e da una violenza irrefrenabile. Nei giorni scorsi, dopo quasi quattro anni, è cominciato il processo per sette poliziotti, due dei quali, imputati per omicidio volontario, rischiano una pena massima di due anni con la condizionale. Gli altri devono rispondere di omissione di soccorso: per loro il procuratore ha chiesto tra i sei e gli otto mesi con la condizionale. Il giudizio è atteso per il 24 febbraio.

Ajimi è morto il 9 maggio 2008. Quel giorno era stato in banca, una filiale del Credite Agricole dove si era visto rifiutare la possibilità di prelevare del denaro. Da ciò è scaturito un accesso alterco con il direttore dell’istituto il quale, di fronte all’escandescenza del ragazzo, ha chiamato le forze dell’ordine. Una storia abbastanza ordinaria, che poteva finire lì, con Ajimi che si allontanava dalla banca. E invece no. Continua a leggere…

28 gennaio 2012 / francesco

Acta: manifestazioni in rete e nelle piazze

Proteste contro Acta a Parigi

Parigi: in piazza contro il trattato ACTA

Dopo che il 26 gennaio l’Unione Europea e 22 dei suoi membri hanno sottoscritto Acta, il nuovo trattato globale anticontraffazione che rischia di calare una serie di misure durissime sulla rete a difesa dei diritti di proprietà intellettuale (copyright e brevetti), e secondo alcuni studiosi lesive di diritti fondamentali, la protesta, già da tempo attiva sul web, si è spostata nelle piazze, dimostrando quanto ormai sia diffusa l’attenzione su queste tematiche. Continua a leggere…

25 gennaio 2012 / francesco

#Jan25: il primo video del blogger egiziano Maikel Nabil libero

In un video realizzato poche ore dopo la liberazione, il blogger egiziano Maikel Nabil attacca senza mezzi termini il Consiglio superiore delle forze armate, al potere in Egitto dopo la caduta di Mubarak. “Siamo di fronte un regime corrotto, ingiusto e sanguinario” die, e augura allo Scaf di procurarsi dei “buoni avvocati per affrontare il giudizio della Corte penale internazionale dell’Aia“. Nabil è stato tenuto in carcere per 302 giorni e si è sottoposto a un lungo sciopero della fame.

24 gennaio 2012 / francesco

Espresso e Huffington Post: i collaboratori verranno pagati?

Il blogger e attivista Christophe Ginisty ha ricevuto la proposta di contribuire alla versione francese dell’Huffington Post. Lusingato dall’offerta, ha richiesto informazioni sul compenso. Questa la risposta che ha ricevuto (via Giornalisti freelance):

“Per rispondere alla vostra domanda: l’Huffington Post (versione francese, canadese e britannica) non paga alcuno dei suoi collaboratori… Ciò detto, dovrebbe consentirvi una visibilità maggiore di siti come Le plus (del Nouvel Observateurs) o di Le Lab. La palla adesso passa a voi ;)Continua a leggere…

11 gennaio 2012 / francesco

Iran-Israele: continua la guerra tra spionaggio, attentati e propaganda

In un attentato avvenuto questa mattina a Teheran è morto Mustafa Ahmadi-Roshan, 32enne docente di Industria del Petrolio presso la Sanati Sharif University e, soprattutto, impiegato presso l’impianto per l’arricchimento dell’uranio di Natanz (impianto già noto alle cronache per aver subito un potente attacco informatico nel 2010 che ne avrebbe compromesso la funzionalità)

La dinamica dell’agguato (una bomba piazzata sulla fiancata della sua auto da due motociclisti) è molto simile a quella utilizzata per l’eliminazione di altri scienziati e tecnici coinvolti nel programma nucleare di Teheran. Continua a leggere…

10 gennaio 2012 / francesco

Carprotest in Palestina per la libertà di movimento

car protest in Jherico

Una manifestazione per rivendicare il diritto alla libertà di movimento. Nel proprio paese.

Questo è il senso, apparentemente paradossale, della mobilitazione che si sta svolgendo in queste ore (l’unico strumento per averne notizia sembra essere Twitter: l’hashtag di riferimento è #carprotest). Ma paradosso non è perché parliamo della Palestina: in Cisgiordania ci sono delle strade sulle quali è vietato il transito ai palestinesi, costretti a seguire purtroppo tragitti più lunghi e scomodi oltre a superare le centinaia di controlli dell’esercito israeliano. Continua a leggere…

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